(Video e testo tratti dal canale Youtube di Media INAF TV : https://www.youtube.com/watch?v=bto6OY_MP6k )
I curiosi oggetti che vedete in queste immagini, dalla forma che ricorda quella dei comignoli, sono le fotocamere all-sky del progetto Prisma, la Prima rete italiana per la sorveglianza sistematica di meteore e atmosfera. Un progetto che quest’anno compie dieci anni. La prima fotocamera all-sky – vale a dire in grado d’osservare l’intero cielo – fu installata sul tetto dell’Osservatorio astrofisico di Torino, a Pino Torinese, l’11 marzo 2016. Da allora le nostre camere si sono diffuse in tutta Italia, sui tetti di scuole e osservatori, università e associazioni, grazie al lavoro di astronomi, astrofili e volontari, che con la loro passione hanno reso possibile arrivare fin qui. Ad oggi la rete conta più di 80 camere all-sky. Tutte collegate a un unico server, tutte operative ogni notte, tutte in grado di osservare e registrare il passaggio di meteore brillanti nella volta celeste. E in questi dieci anni ne hanno visti tanti, di bolidi, le nostre camere, i nostri occhi puntati verso il cielo: oltre tremila. Alcuni di questi non le dimenticheremo mai. Grazie alle camere della Rete Prisma e a un paziente lavoro di triangolazione e calcolo di traiettoria, velocità pre-atmosferica, curva di luce e perdita di massa, siamo infatti riusciti a calcolare la probabilità che frammenti meteoritici fossero giunti fino a terra e a circoscrivere la loro area di caduta, l’area in cui provare a cercarli coordinando vere e proprie ricerche sul campo. In due casi poi, quello di Cavezzo nel 2020 e quello di Matera nel 2023, la sorta di “caccia al tesoro celeste” lanciata da Prisma e aperta a tutti i cittadini e ai loro amici a quattro zampe ha dato i suoi frutti ed è stato possibile arrivare all’effettivo recupero di due meteoriti “fresche”. Due delle circa 50 meteoriti al mondo ritrovate con questo tipo di tecnologia, meteoriti di un’importanza inestimabile in quanto sono le uniche a permetterci di analizzare materiale non ancora contaminato dall’ambiente terrestre, e di cui è possibile identificare il corpo celeste da cui origina. Insomma, grazie a questi occhi rivolti al cielo notturno, e che state vedendo scorrere davanti a voi in questo filmato, la Rete Prisma è riuscita a rendere l’astronomia una scienza che si può toccare con mano e a cui un’intera comunità di scienziati, ma non solo, può partecipare nel concreto.
A cura di Chiara Lamberti
Per approfondire: https://www.prisma.inaf.it/